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mercoledì 17 febbraio 2010

Il nostro intervento nel Consiglio comunale del 15 febbraio sulla crisi del Gruppo Mariella Burani

Le ormai note difficoltà economiche e finanziarie in cui versa, da mesi, “Mariella Burani Fashion Group”, rappresentante ora formalmente dalla sentenza di pochi giorni fa del Tribunale di Milano che ha dichiarato il fallimento della “Burani Designer Holding”, controllante in via indiretta di “Mariella Burani Fashion Group”, non possono più essere ignorate. Non si può perdere altro tempo.
Condividendo la posizione espressa da tempo dalle organizzazioni sindacali che ritengono "indispensabile garantire la continuità industriale e l'importante patrimonio economico e sociale che il Gruppo rappresenta, per marchi, attività industriali e commerciali che coinvolgono migliaia di lavoratori in Italia" e preso atto - dopo la scadenza del 12 febbraio - del mancato impegno da parte della proprietà in merito alla presentazione delle garanzie sui 60 milioni necessari a salvare la società, auspichiamo come soluzione più indicata - al fine di conservare continuità produttiva, posti di lavoro e quello straordinario patrimonio di professionalità ed esperienza che in questi anni hanno fatto la fortuna del marchio Burani - quella che l’intero Gruppo Mariella Burani sia sottoposto ad Amministrazione Straordinaria. Riteniamo che questa soluzione vada costruita con il pieno coinvolgimento dei livelli istituzionali, a partire dalla Regione Emilia-Romagna e dal Ministero delle Attività Produttive, attraverso la definizione di un accordo preciso con le organizzazioni sindacali che consenta il perseguimento dell'obiettivo di tutelare l’occupazione e proseguire l'attività del gruppo rilanciandone le sue prospettive.
Oltre agli auspici però - considerata la richiesta di Concordato Preventivo formulata in questi giorni dal CdA dell’azienda sulla quale deciderà a breve il Tribunale di Reggio Emilia - riteniamo che questa sera il Consiglio comunale di Cavriago possa e debba esprimersi su un paio di questioni che riteniamo molto importanti. È per questo motivo che durante la seduta presenteremo due ordini del giorno.

Il primo - considerate le specifiche competenze del Consiglio comunale in materia urbanistica - chiede al Consiglio comunale di preservare le attuali destinazioni d’uso delle aree sulle quali insistono gli stabilimenti di MBFG. Chiediamo quindi al Consiglio di formalizzare in questa situazione particolarmente critica nella quale versa il Gruppo Burani, al fine di scoraggiare ogni tentativo di dismissione del proprio patrimonio collegandolo ad eventuali cambi di destinazione d’uso delle aree interessate, un impegno politico preciso finalizzato a salvaguardare quello specifico presidio produttivo.

Il secondo ordine del giorno che intendiamo presentare all’attenzione del Consiglio comunale e della cittadinanza tutta, si pone l’obiettivo di esplicitare, e auspichiamo, di formalizzare da parte del Consiglio stesso due o tre cose che ai nostri occhi - ma anche a quelli di tanti nostri concittadini con i quali in queste settimane abbiamo avuto modo di confrontarci - appaiono, ormai, piuttosto chiare. Intendiamo, cioè, fare esprimere una valutazione politica al Consiglio comunale circa le cause che hanno provocato la difficile situazione nella quale si trovano MBFG e, soprattutto, tutti i suoi dipendenti.
Purtroppo nella capigruppo di un paio di giorni fa non è stato possibile includere questo tema delle “cause” in un altro ordine del giorno che verrà presentato unitariamente dagli altri gruppi consiliari perché giudicato in questo momento “inopportuno”. Abbiamo però deciso di presentarlo ugualmente perché i “chi” e i “cosa” che hanno generato questa condizione particolarmente critica devono essere, a nostro avviso, elementi sui quali l’istituzione che rappresenta la nostra comunità e la tutela dei suoi interessi economici e sociali deve già oggi pronunciarsi, soprattutto in un contesto come quello di questa sera dove tutta la cittadinanza è stata invitata e ha l’opportunità di esprimersi sulla questione.
Per parte nostra i “chi” e i “cosa” non sono entità astratte, ma sono soggetti e fatti concreti: stiamo parlando rispettivamente della proprietà di MBFG, di alcune sue specifiche politiche e scelte strategiche di questi ultimi anni e del sistema finanziario e creditizio senza regole e controlli che sta producendo enormi e drammatiche conseguenze sull’economia reale e sulla vita di milioni di persone.
Riportiamo di seguito un brano di un articolo di Nicola Fangareggi - Direttore di “Reggio 24 ore”, il primo media locale ad occuparsi del “caso MBFG” già a partire dall’estate scorsa, non solo a livello di cronaca, ma attraverso analisi approfondite dell’intera parabola del Gruppo a partire dalla prima quotazione in Borsa avvenuta oltre dieci anni fa - articolo pubblicato dopo la notizia della sentenza del Tribunale di Milano di pochi giorni fa che ha sancito il fallimento di “Burani Design Holding”:
“La trasformazione di una media società di abbigliamento in un piccolo impero finanziario fondato sulla valorizzazione teorica di marchi e attività - prassi consolidata in tempi di vacche grasse - si è rivelata in breve tempo un sogno megalomane completamente slegato dall’economia reale e dal rapporto di equilibrio tra beni prodotti e domanda del mercato. La quotazione in Borsa di ben cinque società, seppure con qualche tentativo di diversificazione settoriale, ha consentito alla famiglia Burani di raccogliere nel tempo ingenti quantità di risorse, parte delle quali poi destinate all’acquisizione di altri marchi e di altre società. Il ricorso smisurato al debito è stato possibile grazie alla compiacenza interessata delle banche e di quelle istituzioni finanziarie che di mercati mobiliari vivono e si arricchiscono: merchant bank, società di rating, consulenti a ogni livello. Tutti avevano interesse a che i Burani si indebitassero, acquisissero, quotassero. E probabilmente l’andazzo sarebbe tuttora lo stesso se non fosse accaduto che il sistema finanziario mondiale - anche a causa di questi meccanismi che alla lunga si rivelano sciagurati - abbia fatto crac nel settembre del 2008. Il fallimento tecnico della holding di controllo appare oggi come solo un capitolo, e nemmeno il più rilevante, del default generale del gruppo. Non sono i diciotto milioni di euro in capo a “Burani Design Holding” il problema più serio per banche e creditori. A un conteggio ufficiale, ossia fondato sui bilanci pubblicati, l’esposizione complessiva di Burani e controllate è vicina agli 800 milioni. Qualcuno sussurra che in realtà ci si avvicini al miliardo di euro. Non è la Parmalat, ma è una bella botta lo stesso.”
Citiamo questo pezzo del Direttore di “Reggio 24 ore” non perché Fangareggi, ovviamente, sia titolare di poteri e funzioni per poter certificare o meno l’efficacia, la validità e la legittimità delle scelte e delle politiche adottate negli ultimi anni dalla proprietà di MBFG (sulla legittimità di certe operazioni il nostro ordinamento assegna la titolarità a precisi organi giurisdizionali che in questo momento stanno già indagando rispetto a specifiche responsabilità soggettive della proprietà). Citiamo questo pezzo perché il Direttore di “Reggio 24 ore” con competenza - sulla base di analisi puntuali dei bilanci del Gruppo effettuate da numerosi esperti che individuano da tempo come criticità enormi in termini di sostenibilità finanziaria la moltiplicazione delle acquisizioni e delle relative quotazioni sui mercati finanziari messi in pratica dalla proprietà di MBFG - individua efficacemente, documentandoli, i “chi” e i “cosa”, cioè i responsabili e le cause, delle scelte adottate cui accennavamo poco sopra che hanno generato questa situazione.
Responsabili che, ci pare, siano stati peraltro individuati anche dal Vicesegretario nazionale del Partito Democratico Enrico Letta che due giorni fa, in visita a Reggio Emilia in occasione di un’iniziativa per la campagna elettorale delle imminenti elezioni regionali, ha dichiarato: “La crisi colpisce gli imprenditori come i lavoratori, e il compito della politica è aiutare tutti, ma questo quando, e solo quando, ognuno fa la sua parte. Purtroppo non è il caso della Burani.”
Al pari di Enrico Letta, e di tanti altri dirigenti di diverse forze politiche che in questi giorni si sono espressi sul tema, anche noi riteniamo che la politica debba prendere una posizione chiara su questa vicenda e, inoltre, auspichiamo che la politica inizi finalmente a realizzare concretamente quel processo di regolamentazione della finanza che tanti danni ha provocato e sta provocando sull’economia reale e, conseguentemente, sulla vita reale delle persone.A maggior ragione riteniamo che, come già detto poco sopra, anche un Consiglio comunale, proprio perché rappresenta l’istituzione più vicina ai cittadini, debba esprimere una sua valutazione circa le cause che hanno generato la crisi di una delle principali attività del nostro territorio.

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